Il referendum dell’8 e 9 giugno 2025 doveva essere una grande prova per la sinistra italiana, ma si è rivelato un clamoroso fallimento. Promosso con grande enfasi da Maurizio Landini e supportato da una vasta parte del fronte progressista, il voto era stato presentato come un’opportunità storica per difendere i diritti sociali, ma il risultato è stato esattamente l’opposto di quanto sperato.

Marco Rizzo, storico esponente dell’opposizione comunista, non ha avuto mezzi termini nel commentare l’esito del referendum: “Una sonora pazzesca per Landini e tutta la sinistra”. Ma cosa è successo davvero? Perché questa consultazione popolare ha avuto l’effetto contrario a quello voluto dai suoi promotori e perché Rizzo è così severo nelle sue accuse?
In un approfondito video, Rizzo analizza il significato del referendum e smaschera le contraddizioni della sinistra, accusandola di essere lontana dalle reali esigenze del popolo. La consultazione, promossa come una battaglia per i diritti sociali, il salario minimo e il rafforzamento dello stato sociale, si è trasformata in una mossa propagandistica che ha illuso i lavoratori, senza offrire loro una vera soluzione.
Il dato più eclatante è quello dell’affluenza: solo il 30% degli aventi diritto ha partecipato, un numero che segna un fallimento evidente. I quesiti referendari, sebbene mirassero a modificare leggi esistenti su lavoro e contratti, sono stati giudicati ambigui e troppo tecnici, rendendo difficile la comprensione da parte del pubblico comune.

Secondo Rizzo, il referendum è stato una gigantesca operazione di propaganda, un’iniziativa che non ha rispecchiato i veri bisogni della gente, ma che è stata strumentalizzata dal potere. Rizzo accusa la sinistra di essersi allineata con l’Europa e con i padroni della globalizzazione, sacrificando i diritti dei lavoratori per soddisfare gli interessi di Bruxelles. Landini, secondo l’opposizione, ha tradito i lavoratori, diventando un pedone del sistema che ora rappresenta i poteri forti piuttosto che le esigenze delle classi popolari.
La CGIL, il principale sindacato italiano, viene sempre più vista come un’entità distante e incapace di rappresentare i lavoratori che vivono con salari bassi o precari. La sinistra istituzionale, invece di affrontare i veri problemi, sembra aver abbracciato l’ordine neoliberista europeo, dimenticando le sue radici socialiste.
Rizzo, infine, mette in evidenza come la sinistra abbia ignorato il grido di resistenza silenziosa che proveniva dal popolo, scegliendo invece di dare la colpa al “populismo” per mascherare la propria inadeguatezza. Questo distacco tra la politica e la gente è il cuore del fallimento del referendum, che, secondo Rizzo, ha soffocato il dissenso autentico, quello che parte dal basso.
Concludendo, Rizzo afferma che la vera rivoluzione per la sinistra italiana deve avvenire attraverso una rottura con l’Unione Europea e con le logiche neoliberiste, ripristinando il primato della sovranità popolare e della giustizia sociale. In un’Italia sempre più disillusa dai propri rappresentanti, la sinistra dovrà rispondere a questa crescente frustrazione se vuole evitare di essere definitivamente travolta dal cambiamento che altri, forse, stanno già portando avanti.
Cosa ne pensate voi? L’astensione è stata un atto di protesta consapevole o semplicemente disinteresse? Landini è ancora il difensore dei lavoratori o è diventato parte del sistema? Scrivetelo nei commenti, vogliamo sapere la vostra opinione.



