Giorgia Meloni inizia una settimana decisiva: il referendum che mette alla prova la sua autorità
Per oltre tre anni, Giorgia Meloni, la prima donna a ricoprire la carica di primo ministro in Italia, ha guidato uno dei governi più stabili del paese, mantenendo intatta la sua coalizione più a lungo di tutti, ad eccezione di due dei suoi predecessori nel dopoguerra. Tuttavia, questa settimana si trova a fronteggiare una rara minaccia alla sua autorità, rappresentata da un referendum estremamente combattuto che si terrà domenica e lunedì e che, secondo i sondaggi, potrebbe rivelarsi una difficile sfida per la Meloni. La premier sta cercando il sostegno per delle modifiche alla Costituzione italiana che sono così complesse che pochi sembrano comprenderle completamente.
Molti elettori potrebbero infatti considerare il voto come un referendum sulla sua figura, piuttosto che sulle proposte stesse.

La confusione tra gli elettori
“La maggior parte degli italiani non sa nulla di questo argomento, o ne ha un’idea molto vaga”, ha dichiarato Roberto D’Alimonte, politologo all’Università Luiss Guido Carli di Roma. Di conseguenza, ha aggiunto, gli italiani — se decidono di votare — probabilmente faranno la loro scelta lungo linee politiche, e non sulla sostanza.
La proposta del governo prevede, tra le altre cose, la divisione del controllo su giudici e pubblici ministeri, attualmente gestito da un’unica autorità, e la creazione di un nuovo consiglio per disciplinarli. Inoltre, renderebbe più difficile per un giudice diventare un pubblico ministero, e viceversa. I sostenitori di questa modifica affermano che ciò impedirebbe una relazione troppo confortevole tra il giudice che presiede un caso e il pubblico ministero che lo insegue. La Meloni ha sostenuto che il cambiamento renderà il sistema giudiziario “più giusto, più efficiente, più meritocratico e più libero”, accusando frequentemente i giudici di ostacolare i suoi sforzi contro l’immigrazione illegale e di prendere decisioni politicamente motivate.
Le critiche alla proposta
Nonostante la proposta non sia stata messa al centro della campagna elettorale della Meloni, essa riflette un lamento che da tempo serpeggia tra i politici italiani: i giuristi hanno acquisito troppo potere. Tuttavia, i critici sollevano preoccupazioni. Margaret L. Satterthwaite, esperta delle Nazioni Unite sulla giustizia indipendente, ha affermato che i cambiamenti potrebbero dare ai politici un’influenza indebita sul potere giudiziario, poiché i loro nominati avrebbero un ruolo maggiore nel supervisionare e disciplinare i giudici.

Politicizzazione del referendum
In vista del voto, gli scontri politici hanno raggiunto livelli estremi. Il capo di gabinetto del ministro della giustizia della Meloni ha paragonato giudici e pubblici ministeri a “plotoni di esecuzione”. Un pubblico ministero ha liquidato le misure dicendo che erano sostenute dalla mafia e da “massoni estremisti”. La Meloni ha avvertito che senza questi cambiamenti, “gli immigrati illegali, i rapinatori, i pedofili e i narcotrafficanti” minaccerebbero la sicurezza pubblica.
La reazione del pubblico
Gli elettori si sono detti esausti di quella che percepiscono come una valanga di propaganda e la mancanza di informazioni chiare. “Più di ogni altra cosa, mi infastidisce che i politici continuino a prendere posizione”, ha dichiarato Massimiliano Scarpi, 48 anni, analista bancario, che stava facendo una pausa a Verona, una città del nord Italia. Dopo una lunga giornata di lavoro, ha detto: “Non ho la testa per cercare quello che è difficile da trovare — cioè qualcuno che me lo spieghi.”
Per molti italiani, la Costituzione, ratificata nel 1947, è un documento sacro che li protegge dal ritorno di figure fasciste come Benito Mussolini. Gli sforzi per modificare la Costituzione — in particolare da parte di un primo ministro il cui partito affonda le sue radici nelle ceneri del fascismo italiano — sono visti con sospetto.

Conseguenze politiche per la Meloni
Se l’esito del referendum non fosse convincente, potrebbe indebolire la posizione politica della Meloni. L’ex primo ministro Matteo Renzi ha dichiarato che la Meloni si sentirà sicura solo se il “sì” raggiunge oltre il 60%. Le attuali previsioni mostrano un leggero vantaggio per il “no”.
L’esito del referendum potrebbe rivelarsi una tappa cruciale per la Meloni, sia nel suo mandato che nelle prossime elezioni parlamentari previste per il prossimo anno.


